Il futuro del settore turistico dopo l’emergenza sanitaria

mercoledì 1 aprile 2020

Il futuro del settore turistico dopo l’emergenza sanitaria

L’emergenza sanitaria causata dalla propagazione del Coronavirus (Covid-19), con 190 paesi colpiti di cui 50 con un elevato numero di contagiati, ha segnato un prima e un dopo in tutta la popolazione mondiale.  


Anche volessimo lasciare i numeri da parte per un momento, rimane evidente come questa pandemia stia avendo un effetto su scala globale per via delle diverse misure di sicurezza intraprese dai diversi paesi. La chiusura delle frontiere, l’obbligo di confinamento nelle proprie case nei paesi piú colpiti (come la China, l’Italia e la Spagna) e la chiusura di tutte le attivitá commerciali che non vengono considerate strategiche sono solo alcuni, tristi, esempi. Le misure intraprese quindi, insieme ad altre azioni specifiche per il turismo come l’obbligo di chiusura delle attivitá ricettive ed il divieto al viaggio, hanno completamente paralizzato il settore turistico. Inoltre, come se non bastasse, a parte le misure dettate dai diversi governi troviamo anche un altro fattore importante che renderá la ripresa ancor piú difficile, la reazione psicologica da parte dei viaggiatori, comprensibilmente spaventati, oltre che danneggiati economicamente.

I professionisti del settore sono tutti d’accordo sul fatto che, se comparata con il mese di marzo dell’anno precedente, la domanda occupazionale sia calata di circa il 40%. Date le numerose cancellazioni che continuano ad arrivare ogni giorno, questa tendenza è destinata a consolidarsi e a peggiorare con il passare del tempo.

Inoltre, l’incertezza riguardo il come e il quanto questa situazione si risolva, insieme all’impossibilitá di prevedere quando la paura inizi a scemare, rende impossibile, per lo meno per il momento, quantificare il danno economico causato dal Covid-19 all’intero settore turistico. D’altra parte, invece, é giá visibile il radicale cambiamento nelle dinamiche di consumo nell’industria dei viaggi dovuto all’incertezza, all’austeritá e alla perdita di fiducia da parte del consumatore.

Conseguenze

L’impatto di questa crisi sanitaria sulla popolazione mondiale si può dividere in 3 diversi tipi, interconnessi l’uno con l’altra: economica, sociale e psicologica.

  • Economica - Tutte le imprese che non sono state considerate strategiche sono state chiuse per cui gli impiegati, insieme alle loro famiglie, si trovano in una situazione di precarietá economica. Ormai sappiamo tutti che per prosperare, il turismo, ha bisogno che la domanda investa nel proprio tempo libero per cui se le possibilitá economiche diminuiscono ne risente l’intero settore turistico.

  • Sociale - A causa del l’obbligo di confinamento dentro le proprie case, la popolazione si è vista forzata a fare tutto da casa con conseguente riduzione dei costi e generale razionalizzazione dei consumi. Questa modifica nel comportamento può avere effetti definitivi sulle future abitudini di consumo, spingendo i consumatori a ripensare la frequenza con cui vanno al ristorante, per esempio.

  • Psicologico - Da una parte troviamo la paura del viaggiatore con cui dovremo confrontarci e dall’altra il probabile ritorno a vecchie abitudini come fare molte cosa a casa o di cercare prodotti locali dislocati nelle vicinanze.

Futuro

Ad ogni modo noi di Icnea vorremmo diffondere un messaggio di speranza. Ricordiamo che nel 2008, quando ci colpì la crisi finanziaria, il settore degli affitti brevi fu il settore che ne uscì più rinforzato di tutti, soprattutto rispetto al settore alberghiero, il quale perse svariate posizioni. Da un lato le famiglie iniziarono a riconoscere e quindi preferire quella comodità che solo le case vacanza potevano offrire, e dall’altro si resero conto che questa opzione aveva anche un impatto assai positivo sul budget dedicato alla vacanza. Furono messi in condizione, per esempio, di mangiare a casa senza quindi dover spendere soldi per i ristoranti riducendo sensibilmente il costo totale della loro vacanza. Tenendo questa esperienza in mente, non sarebbe poi così surreale assumere che il recupero dell’intero settore turistico venga condotto proprio dagli affitti brevi.

Proposte e soluzione

Tenendo quanto detto finora in mente, pensiamo che il messaggio corretto da inviare ai viaggiatori sia caratterizzato da positività e flessibilità. Usare politiche di cancellazione meno stringenti, mostrarsi aperti a cambi di prenotazione dell’ultimo minuto per salvare le prenotazioni stesse, stimolare il cliente a prenotare date future e rimanere in costante contatto con i clienti sono solo alcuni esempi delle molteplici azioni che si possono intraprendere.

In conclusione, sarebbe saggio cercare di avvantaggiarsi di questo periodo per pianificare come adattarsi per cercare di ripartire il prima possibile minimizzando le perdite.

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